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Torino Film Festival 2006: Flags of our fathers - Eastwood non scalda la città
Anche
chi non è mai stato negli States conserva, in un cassetto della
memoria, l’immagine di un gruppo scultoreo in cui sono colti sei
soldati nell’atto di issare tutti insieme una bandiera americana.
Ebbene, quella foto, scattata sul monte Suribachi il 23/2/1945 (31 giorni
prima che la battaglia si concludesse con la vittoria americana), è
al centro del film scelto per aprire il 24° Torino Film Festival.
Sin dalle prime inquadrature si capisce che ad interessare Eastwood non
è tanto l’episodio in sé, in fin dei conti non così
epico, ma la strumentalizzazione che ne venne fatta in seguito e che trasformò
i protagonisti di quel gesto in divi acclamati dalla folla. Erano anni che Eastwood accarezzava l’idea di fare questo film. E’ finita che di pellicole l’attore e regista dagli occhi di ghiaccio ne ha realizzate ben due: all’americano Flags Of Our Fathers corrisponde infatti il “giapponese” Lettere Da Iwo Jima, la cui uscita nelle sale è prevista a marzo ed in cui Eastwood racconta lo stesso conflitto attraverso gli occhi e l’idioma del “nemico”. Con tre premi Oscar impegnati nel progetto (oltre a Eastwood, ci sono il produttore Spielberg e lo sceneggiatore Haggis), 700 persone nel cast, un campo di battaglia perfettamente ricostruito in Islanda, Flags Of Our Fathers ha riscosso notevole successo ieri sera al Massimo1 e promette di essere uno dei blockbuster del 2006. Ottime la fotografia e la musica composta dallo stesso Eastwood, due sole pecche: le scene di guerra, cruente fino allo splatter, riecheggiano troppo Salvate il Soldato Ryan ed i molteplici flash-back fanno un po’ perdere il filo. |