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ARRIVA MOBY!
Il suo nome d’arte è Moby. Molti lo conoscono e c’è da scommettere che il suo concerto, il 3 al Palastampa di Torino, segnerà il tutto esaurito. Pochi sanno però che ha ottenuto il successo dopo venti anni di onorato servizio. Questo newyorkese dalla corporatura minuta, la faccia da ragazzino e i capelli radi sembra più uno studente fuoricorso che un agguerrito mago della consolle! Sarà per questo motivo che, pur ottenendo notevole riscontro in club e locali, all’inizio non appare destinato a sfondare il mercato discografico: “Nel 1987 cominciai a proporre dei demo con la speranza di ottenere un contratto… fu un lavoro inutile perché venni rifiutato da tutte le etichette a cui mi ero rivolto”. In effetti Richard non ha il physique de role del trascinatore di folle, non evoca serate fumose nei locali più trendy, non è sexy né affascinante. Anche il suo nome d’arte è in palese e preoccupante controtendenza: di fronte alla stravagante fantasia dei concorrenti (il Magro Ragazzo Grasso “Fatboy Slim”, i Fratelli Chimici “Chemical Brothers”, i Punk Scervellati “Daft Punk”), Richard sceglie di farsi chiamare col soprannome che lo accompagna sin da bambino e che deriva da Moby Dick, la leggendaria balena nata dalla fantasia di un suo celebre avo, lo scrittore Herman Melville. Gli viene però universalmente riconosciuta la capacità di creare sonorità coinvolgenti e trascinanti e di infondere nuova linfa a qualsiasi brano gli capiti sotto mano: non si spiegherebbero altrimenti le collaborazioni “nell’ombra” con U2, Aereosmith, Depeche Mode,... Nel ‘97 Moby comincia ad ottenere qualche riscontro anche presso il grande pubblico: il suo James Bond Theme si piazza all’ottavo posto della UK Top Chart. Ma la strada da fare è ancora lunga: “Quando arrivai nel Regno Unito per la promozione dell’album c’erano solo due giornalisti ad intervistarmi… Perciò non mi lamento mai se mi ritrovo a dover fare troppe interviste. So che l’alternativa, pessima, consiste nel non farne nessuna perché nessuno è interessato a te e al tuo lavoro”.
Le canzoni di Play saranno, con quelle del successivo 18, la colonna sonora del concerto di giovedì. |