Una
ricerca condotta in Svezia dalla dottoressa Deborah Gustafson e dall’equipe
dell’Ospedale Universitario Sahlgrenska di Gothenburg avrebbe dimostrato
che l’obesità femminile è correlata all’insorgere della
dementia, altrimenti nota come atrofia cerebrale.
Lo studio, durato ventiquattro anni, ha coinvolto circa trecento donne
e ha dimostrato che le “cavie” sovrappeso hanno rischi ben maggiori
di sviluppare, in età avanzata, una anormale perdita di neuroni
(collegata a malattie come l’Alzheimer).
L’esame dei soggetti ha portato a questo risultato: il rischio di atrofia
dei lobi temporali cresce del 13% per ogni punto in più dell’indice
di massa corporale.
“Non possiamo dire con certezza se sia l’obesità che porta alla
morte delle cellule cerebrali o viceversa – ha dichiarato al Newscientist
la dottoressa Gustafson – Questo perché il lobo temporale, in
cui si registra il danno, contiene l’ipotalamo che gestisce proprio
il controllo dell’appetito”.
Di certo l’obesità contribuisce all’insorgere di problemi vascolari,
che di fatto determinano un più alto rischio di dementia, ed
alla secrezione di cortisolo. Quest’ultimo, conosciuto anche come “ormone
dello stress”, è causa dell’atrofia cellulare.
Insomma, per le donne preoccuparsi della propria linea, senza ovviamente
giungere a comportamenti alimentari scorretti che possono degenerare
in patologie (anoressia, bulimia), non è un errore.