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Intervista
a Giulio Berruti
di
Danila Elisa Morelli©
Per
ora non può ancora vantare fan club e siti internet a lui dedicati,
non può sfoggiare un lungo curriculum né tante esperienze
lavorative, ma è solo questione di tempo: Giulio Berruti diventerà
“qualcuno” e lo farà molto presto.
In autunno, per la precisione, quando milioni di telespettatori (e, soprattutto,
telespettatrici) potranno ammirarlo come protagonista di “Rivombrosa”,
terzo capitolo della saga ideata dal produttore Guido De Angelis.
Durante la conferenza stampa a Villa della Regina, l’attore ventiduenne
di origini piemontesi (da parte di padre) dichiara apertamente di sentirsi
emozionato per la sua “prima volta” davanti a tanti microfoni.
A tu per tu si rivela più a suo agio ed affronta ogni domanda con
inusitata serietà, estrema cortesia e disponibilità.
Non stupisce che il regista Stefano Alleva lo abbia scelto (nella maniera
più classica, cioè dopo centinaia di provini) per incarnare
il perfetto innamorato: non solo ha l’aspetto del principe azzurro
ma, soprattutto, il carattere, il portamento ed i modi, tanto da congedarsi
con un raffinato baciamano d'altri tempi.
Alla 18esima settimana di lavorazione e a circa 8 dalla fine,
qual è il bilancio?
Sto vivendo una bellissima esperienza dal punto di vista umano. Ognuno
degli attori impegnati in “Rivombrosa” è un amico ed
un maestro ed il regista Stefano Alleva è fantastico: sono cinque
mesi che siamo lontani da casa, ci sono momenti di sconforto, senti il
peso dell’aspettativa e lui mi è stato vicino come un padre,
come un amico, come un maestro di vita. Auguro a chiunque faccia questo
mestiere di poter lavorare con lui o con qualcuno come lui, perché
il nostro mestiere è fatto di emozioni e qui ho trovato il clima
adatto ad esprimere e veicolare queste emozioni.
E' tutto “top secret”, ma puoi dirci qualcosa del
tuo ruolo?
Ogni giorno mi confronto con Andrea (questo il suo nome, n.d.r.): è
un personaggio in continua evoluzione, molto simile a me per certi aspetti
ma altrettanto diverso per altri e questo mi è di stimolo, sia
come persona che come attore.
La differenza più grande?
Andrea è molto forte, a volte addirittura arrogante. Io mi emoziono
facilmente e sono un timidone.
E com’è che un “timidone” diventa attore?
Per volontà, per passione. Io studio Odontoiatria all’Università,
ma sin da piccolo ho sempre amato imitare gli altri avendo uno spiccato
spirito di osservazione. Da cosa nasce cosa…
Hai studiato recitazione?
No, se si esclude un seminario di Michael Margotta, ex insegnante dell’Actor’s
Studio. Però chiaramente mi sto impegnando molto: non voglio assolutamente
sprecare questa occasione d’oro, non intendo propormi al pubblico
solo per il mio aspetto. So che ho molto da offrire e sto cercando gli
strumenti per dimostrarlo.
Il pubblico televisivo ti ha già visto ne “La freccia
nera” accanto a Riccardo Scamarcio…
E’ stato un onore lavorare con lui perché è davvero
molto in gamba: ne ho ammirato soprattutto l’incredibile impegno
e la forza di volontà spaventosa, la dedizione con cui si dedica
a quello che fa. Sono uno “scamarcista”!
“La freccia nera”, ora “Rivombrosa”: sembri
abbonato ai film in costume…
Non dimenticarti il mio primo film, “Melissa P.”: lì
il costume era da bagno! (ride)
Dopo “Rivombrosa”?
Ho già qualche idea ma non ne parlo per scaramanzia. In realtà
vorrei continuare questo lavoro. Posso fare un appello a tutti i produttori?
(sorride)
I tuoi modelli?
Amo Dustin Hoffman e trovo che ci siano delle somiglianze tra lui ed Elio
Germano, un attore che trovo strabiliante. Elio è “l’attore”,
ha un talento incredibile… Amo Denzel Washington perché trasmette
tantissimo.
E Johnny Depp?
Sì però, a differenza di Hoffman e Washington, è
un trasformista: Johnny è in grado di diventare chiunque.
Quali
ruoli ti piacerebbe fare?
Qualsiasi ruolo. Amo questo lavoro e credo che qualsiasi ruolo vada preso
con il massimo della serietà. Ammetto che faccio molto sport, mangio
sano, vado a letto presto… Per cui i ruoli molto fisici mi piacciono
tanto perché sono portato alla fisicità mentre devo ancora
affinare la capacità di rendere le emozioni ed i sentimenti da
fermo…
Pratichi
arti marziali?
Sì, una disciplina tailandese che si chiama Muay Thai.
Ci potrebbe essere un ruolo d’azione quindi nel futuro di
Giulio Berruti?
Sì, ma non di sola azione, alla Van Damme per intenderci. Voglio
comunque avere il modo di trasmettere una verità: penso più
ad un film come “Rocky” in cui Stallone trasmetteva umanità,
debolezza, forza, …
Stile
" Il corvo"? Il primo intendo...
Esattamente!
(nelle
foto: il regista Alleva ed i protagonisti Felberbaum e Berruti nel parco
di Villa della Regina a Torino; l'attore con il cast maschile - Danila
Elisa Morelli ©) |