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IV CONGRESSO NAZIONALE DI ONCOLOGIA
Nella
battaglia contro il cancro, l’arma vincente potrebbe essere costituita
dalla farmacogenomica, la scienza in grado di indicare la terapia più
adatta a ciascun individuo in base al suo corredo genetico, al suo DNA. Questa
nuova possibilità viene illustrata al Lingotto di Torino dove si è inaugurato
ieri il IV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia
Medica. Grazie all’analisi genetica, le terapie diventano personalizzate: sono stati individuati infatti dieci geni responsabili delle diverse risposte alle cure mediche.
In
base a test condotti sulle cellule tumorali o sul sangue, si può scoprire
la cura ideale per ogni paziente: “Si tratta di una vera rivoluzione
nella terapia anti-cancro – afferma il professor Francesco Cognetti,
Presidente dell’AIOM - perché, per la prima volta, si opera partendo
da un ovvio presupposto: due persone colpite dalla stessa neoplasia
presentano caratteristiche genetiche diverse che necessitano diversi
tipi di cura”.
Il prof. Roberto La Bianca aggiunge: “Sia chiaro, l’arma definitiva contro i tumori non è stata ancora scoperta, ma l’analisi genetica ha aperto una nuova strada. Un esempio per tutti: 90mila pazienti nel nostro Paese utilizzano il fluorouracile, una molecola efficace contro numerosi tipi di tumori (colon, stomaco, mammella, pancreas,…).
Solitamente provoca pochi effetti collaterali, ma nel 10-15% può risultare
tossica, addirittura mortale. Abbiamo scoperto qual è l’enzima responsabile
del metabolismo della molecola e che i pazienti portatori di un’alterazione
genetica di questo enzima sono quelli a rischio di morte. Basta una
semplice analisi del sangue per verificare il profilo enzimatico dei
pazienti e, in base al risultato, decidere di cambiare trattamento,
ridurre le dosi del farmaco o addirittura scegliere un’altra molecola”.
Si
prevede che entro il 2005, il test del genotipo sarà di routine prima
della prescrizione di molti farmaci. Nel futuro, verrà considerato non
etico esporre i pazienti al rischio di reazioni avverse senza aver prima
effettuato questi rapidi e semplici test del DNA in grado di migliorare
l’efficacia della terapia e di ridurre le reazioni avverse. In questo
modo caleranno anche i costi di ospedalizzazione, il numero di visite
in ambulatorio e il grande spreco per terapie inefficaci. Per
ottenere questo ambizioso risultato, bisogna far sì che le metodologie
diagnostiche siano disponibili ovunque e per tutti i pazienti. Al fine
di fare il punto della situazione attuale, sarà importante la presentazione
durante il congresso torinese del Libro bianco dell’oncologia italiana.
Frutto di due anni di ricerche, esso fornisce il primo censimento delle
strutture oncologiche del nostro Paese: “Emerge un quadro non rassicurante
– conclude il prof. Francesco Di Costanzo - ma che permette finalmente
di operare i necessari interventi per far sì che anche l’assistenza
ai pazienti sia uniforme e migliorata in tutta la penisola”. Il primo
passo? La creazione di un centro diagnostico a Napoli che, con quelli
di Catanzaro e Messina, costituisca nel Sud un polo oncologico di eccellenza. Sopravvivenza
a 5 anni dall’insorgere della neoplasia (dati AIOM)
Tumori
con sopravvivenza maggiore del 75%: tumori del labbro, della mammella,
della tiroide e i linfomi di Hodgkin, melanomi cutanei in entrambi i
sessi; i tumori del testicolo negli uomini e quelli dell’utero nelle
donne. Tumori
con proporzioni di sopravvivenza tra il 50 e il 75%: tumori delle ghiandole
salivari, colon, retto, laringe, osso e tessuti molli, prostata, vescica,
rene, linfomi non Hodgkin e leucemia linfatica cronica. Tumori
con proporzioni di sopravvivenza tra il 25 e il 49% Tumori della
sfera ORL, dello stomaco, dell’intestino tenue, dell’ovaio, mieloma
e leucemia mieloide cronica. Tumori con proporzione di sopravvivenza inferiori o molto inferiori al 25%: esofago, fegato, pancreas, colecisti, polmone, pleura, encefalo, leucemie acute. |