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SIAMO TUTTI SOMMELIER?
In Piemonte la produzione media annua di vini si aggira intorno ai 3 milioni di ettolitri. La nostra regione è la prima in Italia per numero di denominazioni di origine, conta 28.000 aziende agricole ad indirizzo viticolo e 60 cantine cooperative con circa 15.000 soci. Questi pochi dati (forniti dall'Enoteca del Piemonte) dovrebbero far pensare che amare il vino sia insito nel dna dei torinesi. Eppure non è un mistero che fino a poco tempo fa, soprattutto i giovani, preferissero al nostrano “Bacco” la frizzante rivale tedesca, la birra. “La situazione è cambiata – dichiara Silvano Patrito, sommelier professionista nonché titolare dell’omonima scuola di degustazione sita a Cherasco – Dieci anni fa, un giovane quasi si vergognava di farsi vedere con un bicchiere di vino in mano. Oggi non più: il vino non solo è considerato un piacere per il palato ma viene riscoperto, di pari passo con la cucina italiana, come elemento fondamentale della nostra cultura”. Insomma,
ordinare un bel bicchiere di dolcetto o di barbera non è più
out. Anzi, è tanto trendy che ordinarlo non
basta più: bisogna saperlo degustare. Meglio i rossi o i bianchi? “Il vino, quando è di qualità, è ottimo comunque. Io vengo da Barolo, da una terra che ha una forte tradizione di rossi. A livello nazionale esistono però anche eccellenti bianchi” Ha notato errori ricorrenti tra i neofiti?"Chi ricorre ad un corso, solitamente lo fa perché comunque è attratto dalla degustazione e quindi poco propenso a commettere gravi errori. In effetti però spesso si sottovalutano gli aspetti visivo ed olfattivo. La degustazione comporta 3 fasi che corrispondono ai tre sensi coinvolti: vista, olfatto e gusto. Chi vuole gustare deve prima riappropriarsi dell’olfatto, essere capace di annusare”. Parliamo
dei suoi corsi... E
chi volesse trasformare la passione per l’enologia in una professione?
Per diventare sommelier qual è il percorso?
E allora, per chi fosse interessato: il sito dell'AIS è www.sommelier.it
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