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LO SHOPPING?
C'E' CHI LO FA IN PANETTERIA!
di Danila Elisa Morelli©
“Bianco
o integrale? Piacciono entrambi ma nel secondo caso il più richiesto
è quello di segale. I gusti variano molto da cliente a cliente. Certo
gli anziani, per esigenze intuibili, prediligono quello a pasta morbida”:
risponde così alle nostre domande Lina Bucci della Panetteria Racconigi.
Ha appena terminato di servire una signora che, per la cronaca, si è
fatta consegnare sei biove e ne ha ordinate altrettante per l’indomani.
Perché parlare in una rubrica di tendenze dell’alimento che arricchisce
le tavole italiane sin dal II secolo a.C.? Semplice: perché anche l’arte
bianca risente delle mode.
Per anni, ad esempio, le diete made in U.S.A. proibirono il pane in favore di
cracker e fette biscottate. Niente di più sbagliato (il pane è
meno calorico dei suoi derivati), eppure allora molti italiani abolirono questo
alimento. Allo stesso modo, oggi l’imporsi del “mangiare sano”
determina un aumento di offerta del pane integrale rispetto a quello a pasta
bianca, ritenuto troppo “sofisticato”.
E i torinesi che fanno? Se ne fregano, seguono il loro istinto e sperimentano.
Sì, sperimentano, perché da queste parti recarsi in panetteria
significa affrontare un profumato viaggio interculturale. L’immigrazione,
dal Sud Italia prima e dai Paesi Extracomunitari poi, ha arricchito la città
dal punto di vista gastronomico ed i torinesi ne approfittano scegliendo ogni
giorno, oltre alle classiche michette, pane azimo, toscano, pugliese, carasau,…
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